www.karateclubravennaasd.it by studiomontalti.it STORIA DEL KARATE PREMESSA Arrivato dal Giappone, il karate si è largamente diffuso nel mondo intero; esso associa modernità e tradizione. Alcuni lo considerano come uno sport da combattimento, altri come un’arte marziale. Si pratica a mani nude. Le sue tecniche principali sono i pugni, i calci e le parate. Se, oggi, l’immagine del karate viene associata all’espressione della violenza, ciò non dipende soltanto da cos’è il karate, ma anche dal bisogno di immagino-simbolo nelle quali la forza e la violenza vengano espresse a mani nude. Il karate, nelle sua tradizione, includeva certamente la ricerca dell’efficacia in combattimento, ma anche l’etica di un modo di vivere. In confronto alle altre arti marziali giapponesi, il karate è un’arte giovane. Gli adepti contemporanei prendono la pratica antica come un modello compiuto che cercano di imitare. Il karate, al contrario, è ancora in piena evoluzione. Ciò spiega le possibilità di adattamento che hanno facilitato la sua espansione mondiale e anche le divergenze che esistono tra gli stili di karate contemporanei. Il karate è stato elaborato nel particolare ambiente della società tradizionale della piccola isola di Okinawa. All’inizio era un’arte esoterica, limitata a piccoli circoli di iniziati. La sua diffusione è legata all’industrializzazione e alla modernizzazione del Giappone.E’ nel coeso degli anni  Venti che il karate è stato introdotto nelle isole principali del Giappone. Più tardi, nel corso degli anni Sessanta, la diffusione del karate si è accresciuta, dapprima in Giappone, poi nel mondo intero. L’influenza dello sport occidentale si è allora combinata alle pratiche ed alle concezioni tradizionali. Il karate appare quindi al tempo stesso come una pratica da combattimento a mani nude efficace e come una forma di cultura orientale resa facilmente accessibile agli Occidentali dalla sua storia recente. CHE  COS’E’ IL KARATE ? Il karate è un’arte marziale a mani nude di origine giapponese. E’ un’arte del combattimento. L’elaborazione delle tecniche ha perciò avuto come obbiettivo principale la ricerca dei colpi più efficaci per l’attacco. Gli attacchi più utilizzati sono i colpi di pugno e di piede; a questi si aggiungono colpi portati a mani aperte in diverse posizioni, colpi di testa, di gomito, di ginocchio ecc.  …  Tecniche di parata diversificate sono state elaborate in risposta ai diversi tipi di attacco. Esse sono completate da tecniche di immobilizzazione e di proiezione e dall’utilizzo di diversi oggetti: bastoni e arnesi tradizionali degli agricoltori e pescatori.  Gli adepti di karate- do devono riflettere sul senso di queste due massime : “ l’arte del pugno è quella di un saggio “     (  kunshi-no-ken )  e “ il karate non comincia con un attacco “ ( karate-ni- sente-nashi  ). Essi non dovrebbero mai dimenticarle. COME SI E’ FORMATO E COSA SIGNIFICA IL TERMINE “ KARATE In giapponese si scrive con ideogrammi e spesso esistono diverse pronunce per lo stesso ideogramma e lo stesso suono può corrispondere a più ideogrammi. Il nome antico di karate era “ To-De “ < La mano ( De o Te ) della Cina ( To ) >. Ma l’ideogramma  “ To “ si pronuncia anche  “ kara “ ed all’inizio del XX secolo ha cominciato ad essere impiegata questa pronuncia : kara-te  ( la mano della Cina ). Ma l’uso del termine kara  permetteva di giocare su un doppio senso, poiché il suono kara in giapponese significa anche “ vuoto “, ma viene scritto con un altro ideogramma. Il cambiamento dell’ideogramma corrispondente  al suono “ kara “ si spiega in due modi complementari : da una parte il termine Kara significa “ vuoto “ nell’ accezzione del Buddhismo zen, ha in giapponese una profondità maggiore, dall’altra il termine “ mano cinese “ non andava molto d’accordo con il nazionalismo giapponese di inizio secolo. Questa nuova forma, karate , “ mano vuota “ , si è diffusa nel corso degli anni trenta, nel momento in cui i maestri di karate, arrivati dalla piccola isola di Okinawa, cercarono di inserire la loro arte nella più vasta tradizione del Budo ( insieme delle arte marziali dei guerrieri giapponesi ). LA PRATICA DEL KARATE Una delle particolarità del karate è l’importanza che rivestono, parallelamente ai combattimenti, gli esercizi che si effettuano da soli. Buona parte dell’allenamento nel karate si esegue infatti senza partner. Si tratta della ripetizione di gesti tecnici di base ( kihon ) e dell’apprendimento di sequenze gestuali codificate :  i Kata. I gesti tecnici di base sono formalizzati. Vi sono molte forme differenziate di pugni, di calci, di parate, di spostamenti, che si imparano per ripetizione. Come in tutte le arti giapponesi, l’approssimazione non è ammessa e occorre acquisire perfettamente la forma corretta. Parallelamente, bisogna includervi la velocità e la forza. Per questo si ricorre a tutta una gamma di strumenti tradizionali, i più utilizzati dei quali sono il sacco e il makiwara. Quest’ultimo è costituito da un’asse verticale di circa due metri di lunghezza di cui un terzo è infisso nel suolo. La sua forma è concepita per ottenere flessibilità nella parte superiore dove spesso è fissato un cuscinetto di paglia di riso su cui si dirigono i colpi per rafforzare le tecniche di attacco.   Non è sufficiente effettuare una tecnica correttamente e con potenza, bisogna anche saperla utilizzare.  I Kata, che sono una concatenazione di movimenti, sono utili a questo scopo. L’allenamento comprende anche varie forme di esercizi a due, tra cui le più importanti sono gli esercizi tecnici, i combattimenti con colpi prestabiliti e i combattimenti convenzionali. Nei combattimenti a colpi prestabiliti, i colpi e le parate da utilizzare vengono fissati in anticipo e la potenza dei colpi è controllata. I combattimenti convenzionali cominciano dal momento in cui i praticanti hanno imparato a controllare i colpi che portano. Essi combattono utilizzando tecniche di loro scelta e controllando i colpi. IL  KATA Nelle arti tradizionali giapponesi, un Kata è una sequenza composta da gesti formalizzati e codificati, sottesi da uno stato d’animo orientato verso la realizzazione della “ via “ ( do ); in giapponese la parola Kata significa in senso letterale forma, stampo, prototipo.  Ciò nonostante non conviene considerare il Kata come un insieme di “ forme “, ma come il mezzo grazie al quale vengono fissate delle conoscenze ben più profonde.  Oggi è nel karate che viene utilizzata più frequentemente la parola Kata per designare la base della trasmissione dell’arte e il suo apprendimento. Il Kata      deve aiutare a realizzare in forma perfetta un insieme di movimenti trasmessi dalla tradizione. Questo orientamento si ritrova in ognuna delle arti marziali giapponesi. La perfezione ricercata si ottiene grazie all’unione di tecniche gestuali e di una predisposizione di spirito che consiste nel seguire la “ via “.Per capire bene che cos’è il karate, occorre precisare il senso di questo termine. La parola “ do “ è di solito tradotta in italiano con termini come: via, cammino, disciplina …, ma nessuno di questi termini corrisponde interamente al significato culturale di “ do “. Con queste parole la nozione di “ do “ viene espressa in modo astratto, parziale, superficiale, perde completamente il suo contenuto profondo… . La nozione di “ do “ è effettivamente concepita nella cultura giapponese come quella di una via che conduce verso uno stato spirituale che libera le facoltà umane nei diversi campi delle arti: questo stato spirituale può essere raggiunto attraverso l’approfondimento di una disciplina. Questa nozione implica un aspetto etico, e per seguire la via si raccomada di conformarsi ai precetti che governano l’universo e perciò anche la società. Il processo di perfezionamento in qualunque disciplina è quello del perfezionamento della personalità nel suo insieme, in armonia con il mondo umano come con la natura.  Nel karate l’essenziale del sapere è condensato nei  Kata.  Il lavoro su un Kata si estende su una durata di più anni, anche di una vita intera.Si impara un Kata seguendo i movimenti fatti da un maestro o da un adepto più esperto. In seguito ci si allena da soli al Kata, concentrando la propria attenzione sui concatenamenti, mentre allo stesso tempo si ricerca la perfezioe tecnica attraverso la ripetizione. Nel lavoro sul Kata si passa attraverso molte tappe. All’inizio si tratta di creare l’automatismo di una serie di gesti tecnici che mira alla realizzazione perfetta di forme e di movimenti, ma occorre al tempo stesso includervi dinamismo e potenza, che sono degli elementi di efficacia. Il lavoro sul Kata è un andirivieni perpetuo tra il perfezionismo della forma e della precisione e quello del dinamismo. Il Kata contiene più di ciò che mostra a prima vista. Ogni movimento di un Kata è come un promemoria che ricorda e condensa il movimento e le sue varianti; esso è stato elaborato per anni da un maestro e dai suoi allievi. Un Kata non è opera di una sola persona, ma il condensato di un sapere tradizionale.          Copyright 2010  Karate Club Ravenna A.s.d. Via Falconara,24 -48124 Ravenna Cod.F 92042360393 iscritti all’ASI (Alleanza Sportiva Italiana ente di promozione sportiva riconosciuta dal CONI con delibera del Cosiglio Nazionale n.708 del 27/07/1994 ai sensi degli art.32 e 33 del D.P.R. 28 Marzo 1986 n.157),al registro delle Ass. Sportive del CONI con n.15704 e affiliati all’ente di promozione sportiva europeo ALPE ADRIA. Home | Storia del Karate | La nostra Societa’ | Contatto | Photo Gallery