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STORIA DEL KARATE
PREMESSA
Arrivato dal Giappone, il karate si è largamente diffuso nel mondo intero; esso associa
modernità e tradizione. Alcuni lo considerano come uno sport da combattimento, altri
come un’arte marziale. Si pratica a mani nude. Le sue tecniche principali sono i pugni,
i calci e le parate. Se, oggi, l’immagine del karate viene associata all’espressione della
violenza, ciò non dipende soltanto da cos’è il karate, ma anche dal bisogno di
immagino-simbolo nelle quali la forza e la violenza vengano espresse a mani nude. Il
karate, nelle sua tradizione, includeva certamente la ricerca dell’efficacia in
combattimento, ma anche l’etica di un modo di vivere. In confronto alle altre arti
marziali giapponesi, il karate è un’arte giovane. Gli adepti contemporanei prendono la
pratica antica come un modello compiuto che cercano di imitare. Il karate, al contrario,
è ancora in piena evoluzione. Ciò spiega le possibilità di adattamento che hanno
facilitato la sua espansione mondiale e anche le divergenze che esistono tra gli stili di
karate contemporanei. Il karate è stato elaborato nel particolare ambiente della società
tradizionale della piccola isola di Okinawa. All’inizio era un’arte esoterica, limitata a
piccoli circoli di iniziati. La sua diffusione è legata all’industrializzazione e alla
modernizzazione del Giappone.E’ nel coeso degli anni Venti che il karate è stato
introdotto nelle isole principali del Giappone. Più tardi, nel corso degli anni Sessanta,
la diffusione del karate si è accresciuta, dapprima in Giappone, poi nel mondo intero.
L’influenza dello sport occidentale si è allora combinata alle pratiche ed alle concezioni
tradizionali. Il karate appare quindi al tempo stesso come una pratica da
combattimento a mani nude efficace e come una forma di cultura orientale resa
facilmente accessibile agli Occidentali dalla sua storia recente.
CHE COS’E’ IL KARATE ?
Il karate è un’arte marziale a mani nude di origine giapponese. E’ un’arte del
combattimento. L’elaborazione delle tecniche ha perciò avuto come obbiettivo
principale la ricerca dei colpi più efficaci per l’attacco. Gli attacchi più utilizzati sono i
colpi di pugno e di piede; a questi si aggiungono colpi portati a mani aperte in diverse
posizioni, colpi di testa, di gomito, di ginocchio ecc. … Tecniche di parata
diversificate sono state elaborate in risposta ai diversi tipi di attacco. Esse sono
completate da tecniche di immobilizzazione e di proiezione e dall’utilizzo di diversi
oggetti: bastoni e arnesi tradizionali degli agricoltori e pescatori. Gli adepti di karate-
do devono riflettere sul senso di queste due massime : “ l’arte del pugno è quella di un
saggio “ ( kunshi-no-ken ) e “ il karate non comincia con un attacco “ ( karate-ni-
sente-nashi ). Essi non dovrebbero mai dimenticarle.
COME SI E’ FORMATO E COSA SIGNIFICA IL TERMINE “ KARATE “
In giapponese si scrive con ideogrammi e spesso esistono diverse pronunce per lo
stesso ideogramma e lo stesso suono può corrispondere a più ideogrammi. Il nome
antico di karate era “ To-De “ < La mano ( De o Te ) della Cina ( To ) >. Ma
l’ideogramma “ To “ si pronuncia anche “ kara “ ed all’inizio del XX secolo ha
cominciato ad essere impiegata questa pronuncia : kara-te ( la mano della Cina ). Ma
l’uso del termine kara permetteva di giocare su un doppio senso, poiché il suono kara
in giapponese significa anche “ vuoto “, ma viene scritto con un altro ideogramma. Il
cambiamento dell’ideogramma corrispondente al suono “ kara “ si spiega in due modi
complementari : da una parte il termine Kara significa “ vuoto “ nell’ accezzione del
Buddhismo zen, ha in giapponese una profondità maggiore, dall’altra il termine “ mano
cinese “ non andava molto d’accordo con il nazionalismo giapponese di inizio secolo.
Questa nuova forma, karate , “ mano vuota “ , si è diffusa nel corso degli anni trenta,
nel momento in cui i maestri di karate, arrivati dalla piccola isola di Okinawa,
cercarono di inserire la loro arte nella più vasta tradizione del Budo ( insieme delle arte
marziali dei guerrieri giapponesi ).
LA PRATICA DEL KARATE
Una delle particolarità del karate è l’importanza che rivestono, parallelamente ai
combattimenti, gli esercizi che si effettuano da soli. Buona parte dell’allenamento nel
karate si esegue infatti senza partner. Si tratta della ripetizione di gesti tecnici di base (
kihon ) e dell’apprendimento di sequenze gestuali codificate : i Kata. I gesti tecnici di
base sono formalizzati. Vi sono molte forme differenziate di pugni, di calci, di parate, di
spostamenti, che si imparano per ripetizione. Come in tutte le arti giapponesi,
l’approssimazione non è ammessa e occorre acquisire perfettamente la forma
corretta. Parallelamente, bisogna includervi la velocità e la forza. Per questo si ricorre
a tutta una gamma di strumenti tradizionali, i più utilizzati dei quali sono il sacco e il
makiwara. Quest’ultimo è costituito da un’asse verticale di circa due metri di
lunghezza di cui un terzo è infisso nel suolo. La sua forma è concepita per ottenere
flessibilità nella parte superiore dove spesso è fissato un cuscinetto di paglia di riso su
cui si dirigono i colpi per rafforzare le tecniche di attacco. Non è sufficiente effettuare
una tecnica correttamente e con potenza, bisogna anche saperla utilizzare. I Kata,
che sono una concatenazione di movimenti, sono utili a questo scopo. L’allenamento
comprende anche varie forme di esercizi a due, tra cui le più importanti sono gli
esercizi tecnici, i combattimenti con colpi prestabiliti e i combattimenti convenzionali.
Nei combattimenti a colpi prestabiliti, i colpi e le parate da utilizzare vengono fissati in
anticipo e la potenza dei colpi è controllata. I combattimenti convenzionali cominciano
dal momento in cui i praticanti hanno imparato a controllare i colpi che portano. Essi
combattono utilizzando tecniche di loro scelta e controllando i colpi.
IL KATA
Nelle arti tradizionali giapponesi, un Kata è una sequenza composta da gesti
formalizzati e codificati, sottesi da uno stato d’animo orientato verso la realizzazione
della “ via “ ( do ); in giapponese la parola Kata significa in senso letterale forma,
stampo, prototipo. Ciò nonostante non conviene considerare il Kata come un insieme
di “ forme “, ma come il mezzo grazie al quale vengono fissate delle conoscenze ben
più profonde. Oggi è nel karate che viene utilizzata più frequentemente la parola Kata
per designare la base della trasmissione dell’arte e il suo apprendimento. Il Kata
deve aiutare a realizzare in forma perfetta un insieme di movimenti trasmessi dalla
tradizione. Questo orientamento si ritrova in ognuna delle arti marziali giapponesi. La
perfezione ricercata si ottiene grazie all’unione di tecniche gestuali e di una
predisposizione di spirito che consiste nel seguire la “ via “.Per capire bene che cos’è
il karate, occorre precisare il senso di questo termine. La parola “ do “ è di solito
tradotta in italiano con termini come: via, cammino, disciplina …, ma nessuno di questi
termini corrisponde interamente al significato culturale di “ do “. Con queste parole la
nozione di “ do “ viene espressa in modo astratto, parziale, superficiale, perde
completamente il suo contenuto profondo… . La nozione di “ do “ è effettivamente
concepita nella cultura giapponese come quella di una via che conduce verso uno
stato spirituale che libera le facoltà umane nei diversi campi delle arti: questo stato
spirituale può essere raggiunto attraverso l’approfondimento di una disciplina. Questa
nozione implica un aspetto etico, e per seguire la via si raccomada di conformarsi ai
precetti che governano l’universo e perciò anche la società. Il processo di
perfezionamento in qualunque disciplina è quello del perfezionamento della
personalità nel suo insieme, in armonia con il mondo umano come con la natura. Nel
karate l’essenziale del sapere è condensato nei Kata. Il lavoro su un Kata si estende
su una durata di più anni, anche di una vita intera.Si impara un Kata seguendo i
movimenti fatti da un maestro o da un adepto più esperto. In seguito ci si allena da soli
al Kata, concentrando la propria attenzione sui concatenamenti, mentre allo stesso
tempo si ricerca la perfezioe tecnica attraverso la ripetizione. Nel lavoro sul Kata si
passa attraverso molte tappe. All’inizio si tratta di creare l’automatismo di una serie di
gesti tecnici che mira alla realizzazione perfetta di forme e di movimenti, ma occorre al
tempo stesso includervi dinamismo e potenza, che sono degli elementi di efficacia. Il
lavoro sul Kata è un andirivieni perpetuo tra il perfezionismo della forma e della
precisione e quello del dinamismo. Il Kata contiene più di ciò che mostra a prima vista.
Ogni movimento di un Kata è come un promemoria che ricorda e condensa il
movimento e le sue varianti; esso è stato elaborato per anni da un maestro e dai suoi
allievi. Un Kata non è opera di una sola persona, ma il condensato di un sapere
tradizionale.
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